Le responsabilità per lo stato in cui versa il nostro centro storico sono trasversali, e vanno indietro nel tempo: almeno 30 anni.
Le attività commerciali stanno combattendo contro variabili incontrollabili o quasi a livello locale (e-commerce e crisi dei consumi delle famiglie, burocrazia e tassazione media del 65%), ma se a questo aggiungiamo l’assenza di politiche mirate da parte di chi amministra, allora la frittata è fatta. Il centrosinistra negli anni Duemila autorizzò la costruzione di quasi 500 aree commerciali (numero poi parzialmente ridotto), assecondando una logica speculativa, senza alcuna programmazione né visione della città.
Da una decina d’anni governa il centrodestra, e la musica non è cambiata (aggiungiamo che le nostre idee sull’accessibilità del centro storico le abbiamo consegnate ai candidati sindaco da anni, in ogni campagna elettorale, ergo sono note da tempo).
Il centro storico, le sue attività commerciali ma in generale tutta la rete distributiva tradizionale, sono stati accantonati, da tanti punti di vista.
Pensiamo alla residenzialità: il 25% di chi vive in centro è extracomunitario. Questo fattore non eleva di certo la qualità degli alloggi.
Oggi in centro abbiamo quasi più edilizia popolare che altre tipologie di abitazione.
In questi giorni si è tornato a dibattere della proposta di Confcommercio legata alla viabilità in centro, con riapertura al transito delle auto degli ultimi 150 metri di corso della Repubblica.
L’ex sindaco Balzani l’ha definita “fuori luogo”.
Ci chiediamo cosa abbiano fatto sia Balzani sia (l’ex?) partito al quale era iscritto, il Pd, in questi anni, sui temi dei quali dibattiamo ora. Che idee hanno avuto e hanno i democratici per il centro storico e la sosta?
Non avrebbero potuto e dovuto concretizzarle quando guidavano la città, a cominciare dagli anni in cui in municipio c’era Balzani? Domenica 9 novembre, nel tardo pomeriggio, piazza Saffi è stata teatro di una rissa, pare per questioni legate allo spaccio e con tanto di armi bianche, tra cui un machete. Rissa che ha portato poi all’arresto di alcuni giovani.
Questa è Forlì Città della Cultura che vuole Balzani? Su questo non ha niente da dire?
Tra i problemi del centro c’è anche la sicurezza, lo diciamo da tempo.
Forlì per diventare Capitale della Cultura deve diventare più sicura: concorda su questo Balzani?
Il sindaco Zattini, invece, non ha detto ‘no’ alla proposta di Confcommercio ripresa da un suo partito di maggioranza.
Anzi. Dunque, al primo cittadino diciamo: “Si proceda con la sperimentazione di almeno un anno”. Poi ne valuteremo gli effetti sul centro storico. Non saranno positivi? Benissimo, si torni all’antico. Ma proviamoci. Il centro storico si sta spegnendo ogni giorno che passa, e ancora non si imbocca una strada che potrebbero aiutare i nostri imprenditori per paura di polemiche?
Il partito del ‘no’, a Forlì come nel resto d’Italia, ci sarà sempre.
Sindaco, prenda la palla al balzo: saremo al suo fianco in questa ‘battaglia’, con la lealtà e sincerità che hanno sempre contraddistinto la nostra Associazione. Quella di Ascom è una proposta a costo zero, immediatamente realizzabile: non ci pare di poter dire lo stesso per le poche proposte avanzate dai partiti in questi giorni.
C’è poi un secondo punto, distinto e collegato al tempo stesso a quanto detto finora, sul quale, a nostra memoria, non si è sviluppato il dibattito pubblico.
E di questo chiediamo conto a tutti i partiti.
In via Bertini sono partiti i lavori per realizzare un maxi-insediamento da destinare a terziario.
La capacità edificatoria, tutta terziario, è di circa 22mila metri quadrati, vale a dire circa solo circa un terzo in meno del dimensionamento del centro commerciale Punta di ferro.
La domanda sorge spontanea: perché i partiti di questo non si sono occupati?
Sono consapevoli che questo intervento danneggerà ulteriormente le attività del centro storico e in generale tutte le migliaia di imprese forlivesi che ancora resistono?
Preferiscono parlare della possibilità di far transitare le auto per 150 metri in corso della Repubblica e non di una urbanizzazione di questo rilievo, che risulta essere oggetto di un accordo di programma con il Comune.
Nessuno prende le distanze da questa operazione? Avremo altri spazi commerciali a ridosso di Formì e del Punta di ferro. Si tratta dell’ennesimo regalo di quel centrosinistra che ha amministrato negli anni in cui queste aree hanno ricevuto il via libera.


